Minicronaca a puntate del viaggio in Nepal. Nella puntata precedente: il Nepal ci accoglie.

Per le strade del Vero Nepal

Si parte per Waku. Sul piazzale antistante l’hotel 7 fuoristrada TATA  ci aspettano con i rispettivi autisti.

Partenza dall’hotel. Gruppo degli autisti.
Durante il percorso si riassettano i bagagli. La gomma posteriore destra verrà poi cambiata.

Gli occidentali come noi hanno bisogno di sapere i tempi: quanto dura il viaggio, quando arriviamo, quando ci fermiamo. Il concetto di tempo di viaggio, o, almeno, di tempo necessario per il tipo di viaggio che stiamo per intraprendere e del quale ancora non abbiamo coscienza, è per i nostri autisti estremamente vago: riceviamo risposte contraddittorie; chi dice 6 ore, chi dice 12 ore, chi dice un giorno e mezzo e chi semplicemente ride e non risponde. E’ solo grazie alle guide della Monviso Trecks che riusciamo a comunicare con gli autisti che conoscono pochissime parole d’inglese; opportunamente, Lakpa ha organizzato il convoglio in modo che per ogni fuoristrada vi sia almeno una guida nepalese che parla un poco di italiano.
Si parte: l’attraversamento di Kathmandu, nelle prime ore della mattinata, scorre via abbastanza liscio e senza problemi.

Attraversando Kathmandu.

Un fatto veramente curioso per noi è che di tanto in tanto il convoglio si deve fermare a dei posti di controllo  della polizia ed ogni autista si deve far timbrare il foglio di viaggio con l’orario di passaggio: in mancanza dell’autovelox… funziona la carta.

Notiamo che i nostri mezzi hanno una scritta: ”For tourist only”, ”solo per turisti”; per strada incontriamo tanti altri fuoristrada, senza scritta però, con un numero incredibile di persone a bordo (12-15), stipate all’inverosimile insieme ad ogni sorta di bagaglio. Non sappiamo dare spiegazione di come un numero così alto di persone possa stare in quei mezzi.

Incontro lungo la strada.

”Vedrete il vero Nepal”, ci aveva detto Lakpa Temba Sherpa prima della partenza; si, stavamo vedendo il vero Nepal. Poco fuori di Kathmandu la strada è asfaltata solo a tratti; la polvere finissima si alza ed impietosa penetra dappertutto.
Piccoli agglomerati di case coperte di polvere; mucchi di immondizia; scene di degrado, abbandono e povertà, insieme a paesaggi mozzafiato; il ”vero Nepal” passa davanti ai nostri occhi, rinchiusi dentro ai  mezzi ”For tourist only”: solo per turisti, un vero privilegio, un salvacondotto.

Polvere!
Tratto fuoristrada.

Fermarsi, sostare: dopo qualche ora di polvere e salti l’esigenza dilagante diventa quello della pausa per sgranchirsi le gambe ma gli autisti riluttanti continuano.
Musica: l’impianto stereo di cui ogni mezzo è dotato sputa in continuo musica nepalese e non c’è verso di far abbassare il volume che pare debba sovrastare quello del motore.
Ci fermiamo per pranzo in un paese a circa metà di una ripida impolverata discesa.
Lo stereotipo  di ”locale per turisti” qui si infrange; a detta delle nostre guide il ristorante è il migliore del paese, anche lui ”For tourist only”. Ma qui siamo nel ”vero Nepal” e prima di sedersi per mangiare va in onda alla grande la saga dell’Amuchina; dappertutto viene versato il prezioso liquido disinfettante: tavolo, sedie, posate, mani, banana e tutta l’altra frutta… tutti sono però coscienti che questa contro i batteri è una battaglia impari, persa in partenza.

 

La cuoca e la sua cucina.
La sfuggente cameriera del ristorante.

 

Specialità nepalesi.

Dopo il pranzo si riparte. Una breve sosta in fondo al paese per rifornire di carburante i mezzi ci permette di assistere alla macellazione di una capra (le foto non sono pubblicabili) nella piazzetta impolverata vicino al benzinaio: ”se ci fossero quelli dell’ASL…” tutti pensano saputelli; ma la nostra cultura ”for tourist only”, igienista ed un po’ presuntuosa, naufraga di fronte all’assoluta normalità con la quale l’operazione viene condotta: la capra nella polvere, la sua testa mozzata buttata di lato, un catino in lamiera per raccogliere il sangue ed un padre di famiglia che procura la carne per i propri figli. Gli unici stupiti ed increduli per la scena siamo noi. E anche questo è il ”vero Nepal”.

Arrivano le merci.

Il viaggio continua ancora per molte ore, senza soste per sgranchirsi le gambe ma con tanta, tanta, musica. Ad ogni fermata ai posti di controllo della polizia l’autista scende per farsi timbrare il foglio della percorrenza; di soppiatto si cerca di abbassare il volume; ma appena ripartiti, la mano dell’autista, quasi con movimento automatico, rimette a posto le cose ed il volume ritorna come prima.
A notte si arriva finalmente a Paphlu, nel lodge ‘Everest’. Siamo accolti con  gran calore dai gestori. Ci viene servito un ottimo the e mangiamo una buona cena nepalese a base di riso.
Le stanze non sono riscaldate ed i servizi igienici non hanno acqua, ma dotati di un bidone dal quale attingere con un recipiente che funge da sciacquone.
Realizziamo che siamo in tanti e che il lodge non avrebbe camere per tutti: la famiglia del gestore, insieme a tutte le nostre guide, dormono per terra in un sottoscala ancor più freddo delle nostre stanze. Noi tutti in camerette a due posti su ottimi letti con morbidi materassi… ”for tourist only”.
Questo è il vero Nepal: una grande cuore pronto al  sacrificio per far star bene l’ospite.

 

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Nepal 2017: minicronaca del viaggio (seconda puntata)

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