Novembre 2018

Siamo in Nepal per un viaggio a Chukha, dove visiteremo il villaggio e verificheremo i lavori all’acquedotto.

In viaggio verso Chukha

La polverosa strada che porta a Chukha non è segnata sulla carta del National Geographic né, tantomeno, sulle mappe di Google. D’altra parte neanche Chukha è segnata sulle carte. Eppure esistono entrambe e la strada si fa sentire sulle  nostre schiene e nei polmoni: il fuoristrada Tata procede cercando di schivare i solchi prodotti durante il monsone ma la polvere… sottilissima entra dappertutto e le buche, comunque, si fanno sentire.

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Lungo la polverosa strada che porta a Chukha

Molto più in basso  vediamo il fiume Sunkoshi che scorre in una fertile e verde pianura dalla quale si alza l’enorme versante che stiamo attraversando a mezza costa; si vedono ovunque case, terrazzamenti coltivati e piccoli boschi. L’agricoltura  è povera: le piante di senape e grano saraceno sono in fioritura in questo periodo ma molto rade; qua e là si vedono piccoli campi dove i piselli si arrampicano sugli stocchi secchi del mais raccolto alla fine del monsone.

Visita alle scuole

Proprio in prossimità di un piccolo bosco ci fermiamo e proseguiamo a piedi per andare a visitare la prima delle tre scuole in programma: si tratta della Shree Jana Chetana Secondary School. Il nostro amico Shankar Man Tamang, aiutato da Dhan Bir, scarica dal fuoristrada il primo pacco di doni portati dall’Italia: pastelli colorati, palloni e lavori della Scuola media di Revello.

L’accoglienza è calorosa; il Principal (preside) ci riceve con ogni riguardo e veniamo immediatamente accompagnati a visitare le aule di quella che è la migliore scuola della zona con tutte e 12 le classi previste dall’ordinamento scolastico di base nepalese. E’ bello ed interessante sfogliare i libri di scuola lasciati sui banchi dagli studenti: alcuni  in inglese, la maggior parte in nepalese; in ogni caso scorgiamo in essi gli stessi problemi di geometria che tormentano i ragazzi italiani e, ci pare di capire, gli stessi tediosi esercizi di grammatica.

Veniamo letteralmente coperti di katha (sciarpe colorate di benvenuto) e ghirlande di fiori: ci rendiamo conto che siamo al centro dell’attenzione e tutti gli occhi sono puntati su di noi. Shankar traduce dall’Inglese al Nepalese e viceversa ogni nostra domanda e ogni spiegazione del Principal.

Per pranzo ci viene offerto il dal bath, il piatto tipico nepalese a base di riso bollito, lenticchie, verdure e pollo. Stentiamo a mangiarlo per via dell’enorme (per noi!) quantità di spezie mentre i nostri amici lo consumano ad una velocità impressionante.

Il pomeriggio viene occupato dai discorsi di benvenuto, balli e distribuzione dei doni.

Ripartiamo alla volta di Lama Gaun, un poverissimo villaggio aggrappato al costone della montagna. I 41 bambini della scuola Shree Mallabi Devi Basic School ci aspettano da tempo ed alcuni, spazientiti dal nostro ritardo, hanno ormai rotto le righe, e corrono  per i stretti sentieri del villaggio mentre i più disciplinati sono allineati contro il muro dell’edificio che costituisce l’ufficio del preside, pronti a darci un timido benvenuto.

Riceviamo, in piccolo, la stessa calorosa accoglienza della prima scuola: katha, ghirlande di fiori e discorso. Ci colpisce la condizione di questo posto: anche se molto breve, noi non dimenticheremo mai questo incontro che ci ha toccato il cuore.

Ci dirigiamo verso Chukha dove ci attende la famiglia di Shankar che ci darà ospitalità per le prossime notti. Sebbene la visita alla terza scuola sia in programma per domani, ci fermiamo comunque per un saluto alla Shree Sarboddhar Secondary school  e veniamo immediatamente contagiati dall’entusiasmo attorno ad una scatenata partita di pallavolo nello stretto cortile dell’edificio. Purtroppo il campo è delimitato solo sui due lati più lunghi dagli edifici e così, quando la palla esce da fondo campo va inesorabilmente giù lungo lo scosceso pendio, a perdita d’occhio; risultato: ad ogni “fuori” qualcuno deve andare a recuperare la palla facendosi una lunga, ma veramente lunga,  camminata.

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La scatenata partita di pallavolo

Ospiti di Shankar

Dopo  la scuola la strada si inerpica con stretti tornanti per alcuni chilometri. Arriviamo alla casa di Shankar ormai all’imbrunire accolti dalla mamma e dalle due sorelle: che persone splendide! Pur con grande difficoltà nel comunicare tra noi, è evidente il loro senso dell’ospitalità e dell’accoglienza. Veniamo alloggiati in una stanza in lamiera, costruita  davanti alla casa.

La cucina  ha il pavimento in terra battuta e tutti, ad eccezione degli ospiti, camminano scalzi; la mamma,  seduta per terra, prepara il dal bath per la cena sul focolare alimentato con pezzi di legna: il fuoco è sempre “giusto”, ne’ troppo ne’ poco ed i pezzi non completamente bruciati vengono spenti nella terra del pavimento e messi da parte.

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La mamma di Shankar mentre prepara il dal bath

All’ora di cena rientra in casa anche il papà di Shankar, che lavora la campagna e possiede capre e terreni più in basso, vicino alla scuola. Noi siamo i primi a mangiare insieme a Shankar, seduti al tavolo portato da Kathmandu, a nostro uso esclusivo; il resto della famiglia mangia dopo, seduti per terra. Ci spiegano che la tradizione vuole che chi ha cucinato, la mamma, debba mangiare per ultimo.

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Si mangia cena

Per la prima volta mangiamo il dal bath con la carne secca di montone, molto gustosa ma anche molto speziata per i nostri palati non abituati a questi gusti. Tutti mangiano portando il cibo alla bocca con la mano destra, mescolando velocemente riso, lenticchie, carne e verdure nel piatto in ferro; noi abbiamo i cucchiai e siamo molto più lenti.

La sera è lunghissima: fuso orario e cambio di latitudine non bastano a giustificare le interminabili ore prima di infilarci nei nostri sacchi a pelo; in quel posto ci siamo tuffati nell’essenziale ed il superfluo ha lasciato un vuoto che non riusciamo a colmare.

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La madre e la zia di Shanka

Salendo all’acquedotto

Il giorno dopo ci viene offerta una colazione a base di uova, frittelle di riso e tè (black tea) e subito dopo ci rechiamo a vedere, o meglio, ad inaugurare l’acquedotto. A piedi seguiamo il sentiero che porta alle due vasche principali dell’impianto, attraversando i cortili di diverse case; presso ogni casa c’è  un gruppetto di 5-7 capre tenute quasi sempre legate, 1 o 2 timidi bufali e un po’ di galline. Incontriamo persone che portano grossi fasci di germogli delle piante per le capre, gruppetti di bambini che stanno, come noi, accorrendo all’inaugurazione.

Il Siddartha Lifting Drinking Water Supply

Arriviamo alle vasche dell’acquedotto e incontriamo gli amici di Shankar: Dhan Bir, Manik e Milan; ci pare di capire che loro 4 sono stati il fulcro attorno al quale si è sviluppata l’idea dell’acquedotto e che costituiscano una vera e propria leadership positiva per l’intero villaggio.

Finalmente possiamo vedere dal vero il ”Siddartha Lifting Drinking Water Supply” o, come meglio lo conosciamo noi “Il Sogno di Shankarman“, in ogni caso l’acquedotto, composto da vasche a diversa quota, sistemi di pompaggio e tubazioni.

A poco a poco l’area di fronte alle vasche viene occupata dalle persone interessate dall’impianto che si siedono per terra e la cerimonia di inaugurazione inizia: khata, ghirlande, discorsi e attestati di stima.

L’ufficialità è rotta dalla zia di Shankar che di tanto in tanto ci sporge degli ottimi mandarini di cui tutti gli officianti, sindaco compreso, ne sono ghiotti.

Il momento più interessante è l’avvio della pompa donata dalla ditta italiana Pedrollo, e il sentire l’acqua salire nei  tubi d’acciaio. Ci avviamo verso la cisterna a monte, seguendo più o meno fedelmente il percorso della tubazione. Shankar, Malik, Milan e Dhan Bir sono nepalesi e come tali hanno il passo Nepalese: sembra che non vadano avanti ma alla fine ti staccano. Dopo una buona mezz’ora di ripida camminata arriviamo, staccati e sudati, alla vasca di monte che si sta riempiendo. Da qui partono le varie tubazioni nere che vanno alle diverse case a distribuire l’acqua. Proviamo subito a misurare la portata riempiendo un bidone e cronometrando il tempo: circa 2 litri al secondo! Ottimo, se pensiamo che l’acqua arriva da  320 metri più in basso, lungo una condotta da 2 pollici lunga oltre 600 metri.

La visita alla cisterna di monte dell’acquedotto è anche occasione per osservare Laukhani, la parte a quota più elevata di Chukha; ci pare di cogliere  qui una maggiore povertà, forse per i terreni più in pendenza e secchi o anche per il maggiore isolamento, visto che non è servita da strade.

Ancora alla Shree Sarboddhar Secondary School

Gli incontri ufficiali non sono  finiti, ci attendono alla Shree Sarboddhar Secondary School, la scuola principale di Chukha. Katha, ghirlande di fiori (tageti), discorsi, danze di benvenuto: anche qui l’accoglienza è ammirevole; partecipiamo anche alla riunione del Principal con tutti i maestri. Questa scuola ha solo 10 dei 12 gradi previsti dall’ordinamento scolastico di base nepalese. Per completare gli studi i ragazzi devono andare, a piedi, alla prima delle tre scuole visitate, la Shree Jana Chetana Secondary School: una buona oretta all’andata ed altrettanto al ritorno. Le lezioni iniziano alle 10 e finiscono alle 16;  Shankar ci racconta che molti, prima e dopo l’orario, aiutano nei campi i genitori e vanno a tagliare i germogli delle piante per dar da mangiare alle capre. E’ quasi sera; guardando la lunga pista sterrata che taglia a mezza costa la montagna vediamo in lontananza una lunga fila di ragazzi che fa ritorno a casa, vestiti nella loro divisa scolastica blu.

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Ritorno a casa dopo una giornata di scuola.

Veglia di preghiera

Ritornando verso la casa di Shankar ci fermiamo da dei suoi parenti: in una stanza è iniziata la celebrazione religiosa buddista in ricordo dei morti che si tiene un volta all’anno nella notte di luna piena del mese di Novembre. Una vera coincidenza essere qui e un’occasione unica per osservare un rito vissuto all’interno del clan famigliare: Shankar ci spiega che qui tutti sono parenti tra di loro, tutti ricordano gli avi e le divisioni di terreni e case avvenute nel tempo. Di tanto in tanto il monaco, anche lui parente di Shankar, interrompe la recita dei mantra e allora qualche anziano inizia a parlare, magari scherzando, raccontando delle persone defunte della famiglia. Ci rendiamo conto di avere un grande privilegio ad assistere a questo rito unico ed antico.

Conclusioni e ringraziamenti

Questi sono alcuni dei momenti che abbiamo vissuto a Chukha durante il nostro viaggio in Nepal, dal 20 novembre al 4 dicembre 2018.

A Chukha non ci sono lodge, negozi, sentieri segnalati per i trekking; non esiste lo smaltimento rifiuti e spesso la plastica viene bruciata o lasciata al monsone che se la porti via; manca un dispensario medico e le donne partoriscono nelle case con una grave mortalità, specie durante il monsone, quando la pista è impercorribile; mancano i soldi per i  professori di inglese e i ragazzi più volenterosi negli studi non riescono ad accedere all’Università.

A Chukha noi abbiamo trovato delle persone straordinarie che con il sorriso hanno condiviso con noi tutto ciò che avevano, persone che ci hanno insegnato a guardare all’essenziale e a ridere del nostro superfluo, persone che lavorano duro tutto il giorno ma  alla sera attorno al fuoco ti guardano negli occhi sorridendo.

Grazie a tutti loro, a Shankar e a tutta la sua famiglia; a Malik, Milan e Dhan Bir e alla famiglia di quest’ultimo. Grazie ai Presidi, alle maestre e maestri delle tre scuole che abbiamo visitato e a tutti gli studenti. Grazie alle autorità locali di Chukha.

Un grazie particolare va a coloro che hanno reso possibile la realizzazione dell’acquedotto: i generosi donatori in Italia; la ditta Pedrollo S.p.A. che ha donato la pompa;  le persone che a Chukha hanno prestato la loro opera per i lavori.

Paolo e Rosanna

Nessun fondo e nessuna donazione di Cecy Onlus è stata spesa per questo viaggio.

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Nepal 2018: viaggio a Chukha
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