Per me ogni viaggio in un altro paese è un modo per “spogliarmi e mettermi a nudo”, lasciare le cose superflue a casa, portare l’essenziale ed immergermi il piu possibile nella realtà che vado ad incontrare, scoprire, conoscere. Quasi come fosse una nuova rinascita. Cosi è stato anche questo secondo viaggio in Nepal a distanza di cinque anni dal primo.

E’ stato un viaggio nel viaggio fin dal primo giorno a Kathmandu. Respirare l’aria densa di umanità straripante in ogni angolo di strada in questa caotica, sporca, inquinata straordinaria città, crocevia dell’umanità più disparata che interroga con il suo fluire ed il suo bisogno di vita e dignità.

Così è stato anche il viaggio del primo giorno su una jeep attraversando strade, ponti, villaggi e vallate cercando di fermare attraverso le immagini luoghi e sensazioni che mi colpivano.

bambino nepalese che si lava i denti

Percorrere poi a piedi i lunghi e tortusi sentieri che conducevano nei villaggi che ci ospitavano o semplicemente nei lodge che ci vedevano ospiti per una notte. Siamo stati anche noi, prima, la grande carovana di 38 persone con le proprie storie e sogni, desideri ed illusioni e poi in un gruppo più ridotto di 15 persone a condividere un’esperienza unica, a supportarci e sopportarci per diciotto giorni, intrecciando storie, esperienze, visioni.

danzea Waku

Dapprima il condividere forti momenti emotivi come l’incontro con gli studenti di Waku e Nunthala e l’intitolazione a Cecilia la scuola in questo ultimo villaggio. Momenti carichi di emozioni e sentimenti, come la commemorazione religiosa condotta dai monaci buddisti, poi altri gesti intrecciati da sguardi, abbracci e carezze che sapevano di cura. Aver cura e prendersi cura è stato un altro elemento portante di questo viaggio.

monaci-in-preghiera-alla-scuola-di-nunthala

Conclusosi questo momento così intenso in cui ho respirato la presenza di Cecilia in mezzo a noi, abbiamo continuato il nostro nomadismo per altri versanti e splendidi valli e villaggi del Nepal. Man mano che il nostro viaggio cresceva di intensità cresceva anche la conoscenza del gruppo che ha saputo veramente integrare le diversità di ciascuno. Abbiamo condiviso momenti di gioia e riso moltissimo ed anche momenti più critici come scendere da Gorashep in mezzo ad una tormenta di neve.

Gli occhi perennemente incantati dai luoghi e dalle persone che incontravamo in questo nostro camminare. Sorrisi di bambini, uomini e donne che ci guardavano e con i quali cercavamo di avere un contatto visivo per ringraziarli di averci concesso di camminare in luoghi così intensi e vasti, facendoci sentire tutta la nostra piccolezza di esseri umani.

manna che lava il proprio bambino

Da dire ce ne sarebbe ancora molto, ed è difficile condensare in poche parole tutto quanto si è vissuto. Vorrei ringraziare gli sherpa ed i portatori che ci hanno aiutato in questo viaggio e per ultimo chi ha reso possibile tutto questo.

Il cappellaio matto.

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Sensazioni di viaggio (Nepal 2017)
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