Shiva e l'agricoltore

titolo originale: Shiva ra Kisan

Introduzione

Questa è una storia popolare del Nepal.
Parla della determinazione di un uomo semplice, capace – con il solo impegno e il proprio lavoro – di placare perfino l’ira del grande dio Shiva.
È una storia che insegna una verità antica: il duro lavoro paga sempre.

Per comprendere meglio la storia, occorre sapere che i tre maggiori dèi dell’Induismo sono Shiva, Vishnù e Brahma. Al di sotto di loro vi sono molti altri dèi, guidati dal loro re, Indra, dio della pioggia.

Sebbene Indra sia re degli dèi minori, resta comunque subordinato e di rango inferiore rispetto  ai tre supremi, Shiva, Vishnù e Brahma.

In Nepal esistono due tipi principali di terreni coltivabili: il keth, ovvero un campo irrigato, e il barì, un terreno privo di acqua irrigua. Lavorare in un barì significa affidarsi totalmente alla buona sorte e sperare nella pioggia.

È credenza comune in Nepal che, se le rane cantano nelle sere che precedono il monsone (tra maggio e giugno), durante la notte pioverà sicuramente.

Nel racconto c'è un altro  aspetto da cogliere: la dolcezza e il rispetto di Shiva verso la sua sposa Parvati, che accompagna il racconto come un filo delicato.

Il racconto

Il dio Shiva si era appena sposato con la bellissima Parvati, e insieme stavano viaggiando per il mondo.
In un giorno particolarmente caldo giunsero ai bordi di un campo coltivato.

Là, sotto il sole cocente, un contadino indaffarato stava piantando delle piccole piantine di riso.

Shiva ne rimase sorpreso: non c’era alcun segno di pioggia, e l’uomo stava piantando riso in un barì, un campo che non poteva essere irrigato.
“Quelle piantine domani saranno secche”, pensò il dio.

Si avvicinò allora al contadino e gli disse:
— Amico, che cosa speri di raccogliere piantando il riso con questo caldo, senza acqua per irrigare?

Il contadino, senza neppure guardarlo, immerso nel suo lavoro, rispose:
— Stanotte pioverà. Per questo pianto il riso.

Shiva replicò:
— Non credo proprio che pioverà. Come fai a esserne così sicuro?

E l’uomo, sempre senza smettere di lavorare, rispose infastidito:
— Se dico che pioverà, pioverà. Che te ne importa?

Quella risposta brusca, soprattutto pronunciata davanti a Parvati, irritò profondamente Shiva.
“Vedremo se pioverà...” pensò, e riprese il viaggio con la sua sposa.

Arrivato poi alla sua dimora sul monte Kailash, Shiva si ricordò del contadino e andò da Indra, il dio della pioggia:
— Re degli dèi, ti ordino di fare in modo che nel campo di quel contadino non cada neanche una goccia di pioggia.

Indra scosse il capo:
— Mio Signore, anche se non volessi far piovere, non avrei scelta se le rane iniziassero a cantare. Dovresti ordinare a loro di tacere.

Shiva allora radunò tutte le rane:
— Questa notte nessuna di voi dovrà cantare.

Le rane obiettarono:
— Obbediremo, Signore, ma se le lucciole usciranno a brillare, saremo costrette a cantare. Devi impedire anche a loro di uscire.

Così Shiva convocò anche le lucciole e ordinò loro di non uscire quella notte.

Convinto di aver predisposto tutto per impedire la pioggia, tornò sul monte Kailash e, parlando dolcemente d'amore con Parvati, si addormentò sereno.

Ma a mezzanotte si svegliò di colpo: stava piovendo a dirotto.

Per non svegliare Parvati, scivolò fuori silenziosamente e, pieno di rabbia, andò da Indra:
— Cosa ne è stato del mio ordine? Perché sta piovendo?

Indra rispose subito:
— Signore, le rane hanno cantato!

Le rane furono chiamate e dissero:
— Eravamo in silenzio, come ordinato. Ma una lucciola è uscita, e allora abbiamo dovuto cantare.

Furioso, Shiva andò in cerca della lucciola che aveva disobbedito.
Ma, quando le si avvicinò, vide che nel suo minuscolo corpo brillava… il volto del contadino, che era uscito nel cuore della notte per prendersi cura delle sue pianticelle.

In quell’istante Shiva capì il suo errore. Un uomo così determinato e laborioso meritava la pioggia, non la punizione.
Si calmò e rientrò in pace sul monte Kailash.

Un "barì", campo senza possibilità di irrigazione durante la stagione secca (foto scattata nel mese di novembre)

 

Il duro lavoro in un terreno non irrigato (barì)
Racconto di Natale
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